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Amaseo, Romolo

Persons known by name

Amaseo, Romolo

  • Gelehrter, von 1544–1552 (†) Prof. an der Sapienza in Rom
  • bekannt mit Bembo: "Il Bembo (Lett., II, VIII, 21) osservò subito che l'A. stesso aveva imparato e insegnato privatamente le regole della lingua tanto disprezzata." (DBI
  • bekannt mit Antonio Agustín.
  • DBI:
    • "E i maestri che succedettero all'A. [= Amaseo] e continuarono il prestigio dello Studio, cioè Sebastiano Corrado, Francesco Robortello, Aldo Manuzio il Giovane, adottarono e affinarono il metodo filologico dell'Egnazio e superarono l'A. per spirito critico ed erudizione storica, archeologica, linguistica, ma identificarono gli studi di umanità interamente con l'antiquaria, e continuarono a ritenere che in quegli studi non si potesse scrivere che in latino."
    • "Nell'estate di quell'anno, 1543, si pensava ormai che egli stesse arrivando a Roma (v. lett. del Giovio a B. Maffei del 16 ag. 1543, in P. Giovio, Lettere, a cura di G. G. Ferrero, I, Roma 1956, p. 320)."
    • "A Roma si recò definitivamente verso la fine del 1544. Ivi, insieme a Pietro Vettori, riprese privatamente l'insegnamento al cardinale Farnese, ma dovette anche, suo malgrado, assumere l'incarico alla Sapienza, a cui si era mostrato restio, adducendo le condizioni dell'età e della salute."
    • "Ma, benché rimasto, l'A. "andava empiendo Roma di querele e chiedeva ogni tratto licenza", cosicché il cardinale Farnese, che pure l'aveva protetto fino allora e l'avrebbe protetto anche in seguito, si risolse a offrire la cattedra a Paolo Manuzio [= Vater des Aldo Manuzio d.J.], che però non accettò (lett. di P. Manuzio al card. Rodolfo Pio di Carpi del 23 maggio 1556, in E. Pastorello, Inedita manutiana, Firenze 1960, p. 66)."
    • "Fin dal suo arrivo a Roma frequentava abitualmente il cardinale Farnese, presso cui si radunavano, tra gli altri, il Molza, il Caro, Claudio Tolomei, Paolo Giovio. Il Giovio, anzi, che a Bologna, nel 1543, avrebbe desiderato far correggere da lui un libro delle Historiae, ora voleva che il Vasari lo ritraesse insieme al Bembo, al Sadoleto, al cardinale Pole, a Michelangelo nella Sala dei Cento giorni al palazzo della Cancelleria. Ma l'A. era restio e, in ogni modo, il ritratto non fu eseguito (P. Giovio, Lettere, cit., I, p. 311-12; II, Roma 1958, p. 38 e cfr. E. Steinmann, Freskenzyklen der Spätrenaissance in Rom, in Monatshefte für Kunstwissenschaft, III [1910], pp. 55-56)."
    • "Alla morte di Agostino Steuco, bibliotecario della Vaticana (marzo 1548), fu tra i candidati a succedergli in quell'ufficio e, a quanto scriveva il Sirleto al Cervini, in data 22 marzo, era tra i concorrenti più seri, insieme al Pantagato e a Nicolò Maiorano (L. Dorez, Le registre des dépenses de la Bibliothèque Vaticane de 1548 à 1555, in Fasciculus I. W. Clark dicatus, Cantabrigiae 1909, p. 152). Ma tale ufficio fu ricoperto, come è noto, dal Cervini, primo cardinale bibliotecario."
    • "Il suo nome, tuttavia, resta legato a un celebre libro della Vaticana, l'incunabulo II 145, che è l'esemplare della edizione di Plinio, Naturalis historia, Treviso 1479 (Hain, 13092) con le collazioni di Augusto Valdo. Il libro fu ricuperato dal Cervini nel 1548 perché, in seguito alle lodi fattene dall'A., il pontefice lo voleva vedere. La sua storia si ricostruisce, benché non del tutto chiaramente, attraverso L. Dorez, L'exemplaire de Pline l'ancien d'Agosto Valdo de Padoue et le cardinal Marcello Cervini, in Rev. des bibliothèques, V (1895), pp. 14-20 (che indica l'incun. con la segnatura antica) e Concilii Tridentini Diariorum pars prima, in Concilium Tridentinum, ed. soc. Goerresiana, I, Friburgi Br. 1901, p.783 n. 2,813 n. 2. L'A. continuò pertanto l'insegnamento alla Sapienza, che lasciò solo nel 1550 alla morte di Blosio Palladio, quando, ancora per le premure del cardinale Farnese, Giulio III lo chiamò alla Segreteria delle lettere latine insieme a Galeazzo Florimonte."
    • Hielt eine Gedenkpredikt auf Paul III., die sein Sohn Pompilio publizierte: "Romuli Amasei Oratio habita in funere Pauli III. Pont. Max., Bononiae, in officina Ioannis Rubei, 1563" (= die erste veröffentlichte), gewidmet an Kardinal Alessandro Farnese, 
 
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